Hinamatsuri: L’umorismo in senso pirandelliano

Nel saggio “L’umorismo” di Luigi Pirandello, scritto tra il 1904 e il 1908, l’autore dà una definizione di umorismo a partire da ciò che lo differenzia dalla comicità, e accompagnando il tutto con il famoso esempio della vecchia imbellettata:

“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile
manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a
ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia
rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico”

Lasciando da parte la questione del contrario(avvertimento e sentimento), capiamo dunque che l’elemento fondativo e fondamentale dell’umorismo è la riflessione razionale che si accompagna alla risata, lo scavare più a fondo. L’umorismo va oltre la comicità, indaga le ragioni dietro la sua esistenza. Una volta compreso il motivo dell’aspetto buffo della vecchia signora diventa difficile ridere come prima. Al più, la reazione suscitata potrebbe essere quella di un sorriso compassionevole.
Qui ci ricolleghiamo a Hinamatsuri, un anime profondamente demenziale e probabilmente causa del decesso di moltissime persone per le troppe risate, ma che oltre la superficie nasconde un sottotesto di una rara intelligenza.
Però, procediamo con ordine.

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La storia di Hinamatsuri è quanto di più assurdo e delirante ci si possa immaginare.
Una sera Yoshifumi Nitta, uno Yakuza che ha superato la trentina d’anni, si ritrova in casa una sfera metallica con all’interno una bambina, in età da inizio scuola media, nuda. Lei è Hina, un tipetto piuttosto particolare: oltre ad essere incredibilmente tonta, possiede dei potenti e pericolosi poteri telecinetici con cui ricatterà il povero Nitta obbligandolo a prendersi cura di lei per i giorni a venire, non avendo altro posto dove andare. La sua vita da dandy subisce così un repentino cambiamento, ritrovandosi sul groppone la responsabilità di una bambina tutto fuorché normale o di facile gestione.
Per quanto nell’incipit i due sembrino gli unici protagonisti della storia in realtà poi faremo la conoscenza di molti altri personaggi altrettanto stravaganti, e ognuno di loro occuperà un ruolo fondamentale all’interno delle vicende, tanto da far passare molto spesso in secondo piano i due protagonisti. Indimenticabili la piccola senzatetto Anzu e Hitomi, la compagna di classe tuttofare di Hina.

Hinamatsuri

Quello che rende Hinamatsuri una serie assolutamente riuscita è la capacità di coniugare la risata alla riflessione con un umorismo nonsense profondamente intelligente. Non siamo davanti ad una commedia che si fa portatrice di una comicità fine a se stessa, anzi. L’anime sfrutta pienamente la natura dei suoi personaggi per ridicolizzare numerosi aspetti e meccanismi della nostra società e in generale del mondo degli adulti. Non è un caso che la serie mostri in continuazione le buffe disavventure delle varie bambine che si ritrovano o invischiate in situazioni legate al mondo dei grandi, o che comunque non sono in grado di comprendere pienamente vista la tenera età. Vediamo Hina alle prese con la Yakuza, Anzu con una vita da senzatetto piena di stenti e Hitomi costretta a sovraccaricarsi di lavoro a causa della sua incapacità di rifiutarsi. Nitta e tutti gli altri adulti di riferimento risulteranno spesso più idioti e infantili delle bambine stesse, mostrando, in chiave sempre umoristica, tutta una serie di tendenze egoistiche e opportunistiche in perenne contrasto con l’innocenza e l’ingenuità delle protagoniste. Questo è però il sottotesto, la serie di per sé è di una leggerezza e godibilità tipica del suo genere.

Tra le varie gag e situazioni assurde non viene lasciata indietro la caratterizzazione dei suoi personaggi. Se ogni vicenda avrà il suo piccolo tema morale e lascerà allo spettatore, alla maniera di una favola, un insegnamento, ciò si rifletterà anche su coloro che vi hanno preso parte. Ciascuno, infatti, imparerà qualcosa e cambierà in maniera più o meno radicale anche nel rapporto con il prossimo. Sarà molto interessante in quest’ottica vedere in che modo si evolverà lo stravagante rapporto padre e figlia tra Nitta e Hina, che dalla convivenza forzata di due persone decisamente fuori dall’ordinario si vedranno costretti ad interfacciarsi ad una “normalità” quotidiana a cui non sono abituati.

IL TRIO DELIRANTE DELLE BAMBINE
Per ritornare all’umorismo di Pirandello prendiamo d’esempio il percorso delle tre eroine sopracitate: Hina, Anzu e Hitomi (ci sarebbe anche Mao, chi l’ha visto sa a chi mi riferisco, ma credo sia meno rilevante delle altre tre e preferisco ometterla dal discorso).
Vediamo in questo modo come la serie dietro alle mille risate nasconda una punta di dramma che non sovrasta il lato comico e anzi ne stratifica la struttura su più livelli di lettura.

Hina
Hina_(anime)

Nascosta dietro l’apparenza di una brava bambina vi è un totale disastro. Pigra, immatura, tonta, noncurante, istintiva e incapace di distinguere le più basilari nozioni di buono e cattivo. Non si rende conto della pericolosità dei suoi poteri che spesso sfuggono al suo controllo. Il fatto di essere capitata nelle mani di un ricco yakuza non l’ha aiutata di certo, nell’immediato, a diventare più responsabile. Anzi, la facilità con cui ha accesso a grosse quantità di denaro lasciatole da Nitta ha contribuito a renderla ancora più viziata.
Sicuramente siamo davanti a un personaggio straordinariamente buffo e che più volte farà ridere nel corso della vicenda, ma è davvero solo una ragazzina tontolona e troppo spensierata?
Già dalla prima puntata spiegherà a Nitta di esser stata abituata ad una vita da “oggetto”, quasi fosse un’arma, in cui si limitava ad ascoltare ed eseguire gli ordini impartiti dagli adulti. Non ha mai ricevuto una vera educazione e probabilmente le è stato insegnato solo ciò che poteva risultare funzionale al suo scopo ultimo di arma e all’uso dei suoi poteri. La responsabilità di quel che è diventata è dunque da attribuire a coloro che l’hanno cresciuta fino a quel momento: agli adulti che l’hanno vista solo come un mezzo e non le hanno fornito gli strumenti per una crescita sana e positiva.
Ritorna il tema dell’adulto irresponsabile e del bambino che ne è vittima. Il trascorso di Hina estrapolato dal suo contesto di apparente ilarità è tutt’altro che felice e spensierato

Anzu
Anzu_(anime)
Presentata come una piccola teppista irresponsabile, rissosa e arrogante, si rivelerà essere il personaggio più genuinamente buono e dolce della serie (ritorna il tema del contrario).
Arrivata poco dopo Hina, Anzu non ha la fortuna di capitare nelle mani di qualche facoltoso benestante e si ritrova a vagare per le strade rubando i beni di prima necessità. L’incontro con un senzatetto dà inizio al suo percorso di crescita in cui ci viene mostrata la sua vita di tutti i giorni assieme ad un gruppo di anziani nella stessa condizione, con i quali è in grado di imparare l’importanza dell’aiuto reciproco, il valore dei soldi, del cibo e del duro lavoro.
La vicenda di Anzu è inoltre probabilmente quella in cui emerge maggiormente la critica sociale dell’anime.
Da una parte abbiamo il contrasto tra la maturità acquisita di Anzu e la totale irresponsabilità degli adulti che la circondando (non i senzatetto, intendo Nitta e gli altri principali). Lei stessa più volte rimarrà basita e non riuscirà a comprendere azioni quali lo sperpero di denaro, i sotterfugi, i secondi fini, eccetera; Inoltre, più volte gli adulti rimarranno sconcertati dalla trasparenza e dalla sincera bontà della bambina.
Dall’altra, abbiamo la questione dei senzatetto. Vorrei evitare di spoilerare, essendo una parte importante dello sviluppo, tuttavia posso dirvi che si parlerà in maniera intelligente di un problema sociale concreto e tangibile nella realtà giapponese, con probabili riferimenti alla crisi economica del ’91 e al conseguente “decennio perduto” con tutte le sue implicazioni.

Hitomi
Hitomi_Mishima_Full_Appearance
Per molti il personaggio più esilarante della serie, nonché la protagonista delle gag più riuscite, Hitomi è, come detto prima, una tuttofare. Per motivi che ora non sto a spiegare, si ritrova da subito a lavorare in un bar gestito da un’amica di Nitta, un locale notturno frequentato anche da diversi yakuza. Bravissima nel ruolo di barista, a scuola e in tutto ciò in cui si cimenta, la sua vita di lì a breve si riempie di cose da fare tra favori ad amici, turni extra e ulteriori lavori. Un quantitativo esorbitante di impegni che non le lasciano più neppure il tempo di dormire. Perché sì, Hitomi è indubbiamente un genio, ma è completamente incapace di rifiutarsi di fare ciò che le viene chiesto.
A causa di questo suo unico difetto verrà spesso in contatto con adulti irresponsabili e incapaci che non si faranno troppi problemi a sfruttare la sua disponibilità per i loro scopi o a tentare di sminuirla per invidia. La società non sempre è meritocratica e la genialità non ti rende immune al raggiro e ai sotterfugi. Hitomi resta pur sempre una bambina ingenua di prima media, dopotutto. Emblematica e divertentissima da questo punto di vista è la puntata in cui si improvvisa donna in carriera in un lavoro d’ufficio, nel quale viene nuovamente ripreso l’espediente della ridicolizzazione dei grandi attraverso gli occhi dei piccoli.

CONCLUSIONI
Ci sarebbero altri personaggi di cui parlare la cui importanza non è da meno rispetto alle nostre amate e singolari fanciulline, tuttavia questa non è un’analisi approfondita ma solo una breve recensione. Mi premeva consigliare Hinamatsuri vista la poca risonanza che ha avuto quest’anno, e magari dare una nuova chiave di lettura a chi non fosse giunto alle mie stesse considerazioni (non che le mie siano migliori o più giuste, anzi, vi invito a contestare la mia visione dell’opera qualora lo riteniate necessario).
Purtroppo è probabile che la serie resti incompiuta e non venga proseguito l’adattamento animato del manga, quindi vi consiglio anche di dare una lettura all’opera
cartacea se vi fosse piaciuto o interessato l’anime.

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