Goblin Slayer: uno sguardo molto prevenuto

Non è strano che in un periodo di tempo più o meno esteso vi sia quella tale serie che, per un motivo o per un altro, riesce a far parlare di sé fino all’esasperazione più totale, e “Goblin Slayer” è solo uno degli innumerevoli casi a lui precedenti. Forse solamente un po’ più rumoroso.
Per quanto sia semplice, a conti fatti, bollare questo come uno dei tanti fenomeni di massa della stessa risma, credo possa rivelarsi un minimo interessante tentare di capire le cause della sua abnorme risonanza, visto l’evidente e fattuale vivo interesse da parte di una enorme fetta del pubblico nostrano e non.
Partiamo col dire che una parte del successo a livello di community online di una serie animata (e non solo) è dovuto alla sua potenzialità in quanto materiale memabile (dicasi “memabile” ciò su cui è facilmente costruibile un meme). Pensate per esempio al recente “Cells at Work”, una serie il cui temporaneo successo deriva, a mio avviso, dal quantitativo spropositato e sfiancante di memes sulle stramaledette piastrine e i vari altri globuli rossi o bianchi del caso. Volenti o nolenti, soprattutto se consideriamo la finestra di tempo durante il quale la serie veniva trasmessa in simulcast, era pressappoco impossibile non entrarvi in contatto. Non è strano dunque avere ben chiaro in testa il volto dei personaggi più iconici della serie e, perché no, anche alcune scene chiave, senza aver nemmeno mai visto un singolo episodio del suddetto anime. Mi è personalmente capitato più volte di parlare di Cells at Work con amici totalmente disinteressati e ignoranti del mondo dell’animazione giapponese e della quale serie non avevano visto e probabilmente mai vedranno alcun episodio, ma comunque consapevoli di cosa fosse.
Per questo motivo sono sicuro che chiunque abbia accesso ad una connessione internet, frequenti in maniera più o meno attiva un social network e abbia anche una lista di contatti minimamente variegata, sappia di cosa si sta parlando in questa sede. Quantomeno, se siete un minimo avvezzi al mondo anime, sono infime le possibilità che non abbiate sentito parlare di Goblin Slayer. Inoltre, sono altrettanto sicuro che la vostra home page di facebook sia satura di memes a riguardo. Se questo meccanismo di viralizzazione sia positivo o negativo non sta a me deciderlo, possiamo però concordarne con fermezza, almeno in parte, la veridicità. Visto l’indiscutibile successo che sta avendo(si guardino per esempio le classifiche settimanali di Anime Trending), mi arrogo il diritto di saltare un qualsiasi tipo di presentazione, dando per scontato che il lettore sappia anche solo in minima parte di cosa si sta parlando.
Poco fa ho accennato ad un “potenziale memabile” (da ora PM) in riferimento a questo e qualsivoglia altro prodotto di successo eventuale, vediamo quindi da cosa derivi il PM di Goblin Slayer.
Abbiamo un protagonista presentato come il tipico “antieroe” in un contesto dark fantasy (in realtà molto più bonaccione di quanto vogliano farci credere e nemmeno così tanto antieroe come vorrebbe essere). Egli è ossessionato oltre ogni misura dai goblin a causa di un trauma del passato e ha votato conseguentemente la sua intera esistenza al loro sterminio. La sua è molto più che una semplice fissazione, è la sua ragione di vita: difficilmente dirà o farà qualcosa che non abbia a che fare con i goblin stessi. Ciò che fa più volte sorridere è anche la sua totale bidimensionalità, dovuta all’incapacità di relazionarsi con il prossimo, salvo discussioni concernenti i suddetti goblin. Praticamente è un pupazzone stermina goblin ambulante, peraltro molto spesso realizzato in bruttissima cgi. Aggiungiamo poi il fatto che a prescindere dalla serietà o scherzosità di una data situazione il protagonista mantiene sempre un atteggiamento di totale serietà e stoica compostezza, con relative scenette comiche che giocano su questi contrasti. Ad accompagnarlo abbiamo una sacerdotessa inizialmente spensierata, carina e tenerella, dunque inserita in un mondo in antitesi con il suo personaggio, che si ritroverà ad affrontare la cruda realtà della vita da avventurieri troppo spesso idealizzata e fraintesa. Come farci mancare L’elfa millenaria, ovviamente con le sembianze e il carattere di una ragazzina ingenua, quasi come se i suoi 2000 anni di vita li avesse passati a fissare il tronco di un albero o nascosta in qualche anfratto. E per concludere abbiamo il nano e il lucertolone, di cui al momento dell’articolo c’è ben poco da dire, se non sottolineare quanto anche loro siano spesso protagonisti di gag che giocano sul contrasto tra l’aspetto esteriore e tratti della loro personalità. Cosa manca? Ah, giusto, la scena del massacro e del conseguente stupro ad opera dei goblin di un gruppo di piccoli e inesperti avventurieri nel primo episodio. Quella stessa scena che tanto ha impressionato il pubblico per la sua crudeltà e concretezza, se non consideriamo i giochetti di luce e i frammenti di vestito tattici minuziosamente utilizzati per non mostrare nulla di davvero esplicitamente violento nell’atto di violenza sessuale. Inutile dire che anche la brutalità dei nostri omini verdognoli è stata ridicolizzata, come è giusto che sia, e trasformata in materiale da memes. Vi basta aprire google e fare una rapidissima ricerca per avere tutte le conferme del caso.
Sto ovviamente ridicolizzando le situazioni e i personaggi principali più di quanto ci sia effettivamente bisogno, ma è la facilità con cui ciò è possibile a rendere Goblin Slayer una serie dall’elevatissimo PM. Se puoi farci un meme, allora è potenzialmente virale!

Va bene, abbiamo capito che uno dei motivi del successo di questo anime è la facilità con cui può essere ridicolizzato, reso oggetto di scherno e viralizzato, ma questa può al limite essere una pseudo-spiegazione della sua popolarità, non necessariamente dell’apprezzamento generale da parte del pubblico. Un conto è conoscere una serie, un conto è apprezzarla in maniera positiva. Il PM non indica alcun indice di gradimento della serie in sé, al massimo sarebbero i memes e basta ad essere amati. Tenendo conto di ciò, da cosa deriva questo amore corale? Non ne ho sinceramente idea, posso solo avanzare delle supposizioni.
Non si tratta soltanto di semplice apprezzamento, si raggiunge spesso una sorta di fanatismo tra chi lo acclama come il nuovo Berserk (affermazione talmente assurda da non essere meritevole di discussione), il miglior anime dell’anno o una delle serie animate più crude mai realizzate.
Premesso che ogni serie dalla crescente popolarità avrà conseguentemente all’aumento dei suoi fan anche il numero dei suoi detrattori. Che sia a torto o a ragione, è un fenomeno le cui regole generali si ripetono sempre nella stessa maniera. Un paio di facili esempi? Basta guardare il recente “Darling in the Franxx” o il buon vecchio e sempre facile da tirare in mezzo “Sword art online”. Per quanto possano essere invasivi e totalizzanti i pareri positivi, ci sarà sempre quella piccola fetta di community, in cui spesso e volentieri mi trovo io stesso, a remare in controtendenza. Mi sembra chiaro, dunque, che per quanto possa essere soverchiante il fanatismo intorno a un determinato titolo, ci sarà sempre una ridotta parte di utenza più o meno moderata che ne evidenzierà le criticità. Goblin Slayer non fa eccezione, ma il punto è un altro. Mettendo da parte la mia opinione su ciascuna delle serie citate, posso comunque facilmente comprendere cosa il pubblico abbia potuto vedere nel lontano 2012 in Sword art Online con tutti i suoi elementi di apparente novità e la tendenza che si è andata a creare successivamente a livello di produzioni simili; e allo stesso modo posso capire quali siano le cause dietro al successo di Darlifra, dal cosiddetto “waifu material” al coinvolgimento del rinomato studio Trigger nel progetto con le numerosissime citazioni ai grandi capolavori della vecchia Gainax. Invece, il successo di questo Goblin Slayer resta un mistero.

Novità rilevanti io non ne ho viste, anzi, l’idea di un mondo fantasy permeato di violenza e sacrificio piuttosto che di avventure entusiasmanti, scampagnate nelle foreste e viaggi meravigliosi non è certamente qualcosa di originale o particolarmente accattivante. Addirittura alcune serie Fantasy Isekai (ovvero il sottogenere con il trasferimento di mondo, rimando a questo articolo per una spiegazione più dettagliata con qualche considerazione sul genere) generalmente più inclini ad un’atmosfera leggera e giocosa (Vedi ad esempio Konosuba, In Another World With My Smartphone, Hyakuren no Haou to Seiyaku no Valkyria, Knight’s & Magic, Isekai Maou to Shoukan Shoujo no Dorei Majutsu, Death March e moltissimi altri) presentano un contesto di questo tipo.

In “Hai to gensō no Grimgar”, per esempio, si racconta la storia di un gruppo di ragazzi che si risvegliano in un mondo alternativo senza le memorie di quello precedente. Devono quindi iniziare una nuova vita nel ruolo di “avventurieri” per guadagnarsi da vivere. La serie in particolare mostra come sia difficile il loro nuovo tenore di vita, caratterizzato da situazioni di costante pericolo e i cui pochi guadagni devono necessariamente essere utilizzati per viveri e beni di prima necessità. La morte è dietro l’angolo e non ci sono prescelti o eroi infallibili, ma solo persone comuni intente a tirare avanti una vita di stenti in un mondo a loro ostico.
Tornando un po’ più indietro con gli anni, In “Juuni Kokuki”(2002) , in aggiunta ad un mondo fantasy caratterizzato da guerre, conflitti politici e sociali, quindi un world building estremamente credibile oltre che interessante, una delle problematiche principali a inizio serie, essendoci di mezzo il trasferimento di mondo, è l’incapacità di comunicare col prossimo non conoscendo la lingua del posto. E sottolineo quante poche siano le serie a dedicare la giusta attenzione al problema del linguaggio, su per giù mi viene da nominare al volo “Suisei no Gargantia”.

Grimgar e Juuni Kokuki sono solo un paio dei molteplici esempi possibili, ma potrei andare avanti fino a domani su questa linea, a dimostrazione del fatto che non sia di certo qualcosa di atipico la scelta di un contesto fantasy rappresentato con la dovuta dignità e il realismo di un qualsiasi universo narrativo che lo richieda. Certo, Goblin Slayer si presenta anche con un’atmosfera più dark, almeno nelle intenzioni, ma contenutisticamente parlando il paragone regge.

D’altra parte non vedo nemmeno una storia chissà quanto avvincente, dovendo ancora effettivamente prendere piede. A conti fatti, ad oggi si è visto più che altro quello che parrebbe essere un grosso preambolo alla vicenda vera e propria. In maniera simile nessuno dei personaggi fa gridare al miracolo, anzi si tratta pressappoco di cliché ambulanti e personalità bidimensionali, pur con un minimo margine di miglioramento essendo attualmente uscite solo 5 puntate. Mi si potrebbe a ragione obiettare che non si possono definire bidimensionali così precocemente personaggi che ancora devono essere ampiamente definiti, ma il discorso si potrebbe ritorcere facilmente contro a tutta quella schiera di esaltati che stanno tessendo le lodi di una serie che non ha ancora de facto detto nulla.
Per onestà intellettuale riconosco esserci un gran pregiudizio nel mio approccio a questa serie, da cui si spiega la ragion d’essere del titolo dell’articolo.
In tutta franchezza e con il massimo della trasparenza, Goblin Slayer è un anime che al momento della stesura di questo articolo mi lascia completamente indifferente. Non mi ha colpito né in positivo né in negativo. Probabilmente, per non dire sicuramente, se non fosse un argomento di discussione così attuale e vivace, avrei già smesso di seguirla dopo solo una manciata di episodi. Non riesco a spiegarmi né gli elogi né le critiche più accanite. È una serie che se dovessi definire con un solo aggettivo, non saprei trovarne uno più adatto di “mediocre” nel suo significato più letterale. Credo che come termine calzi a pennello, quasi come se gli fosse stato cucito addosso. Per carità, qualsiasi opera può incontrare o meno i gusti di uno spettatore piuttosto che di un altro, ma l’indifferenza è secondo me il peggiore dei feedback, e non posso che essere stranito, forse basito, davanti all’euforia collettiva che lo sta accompagnando nel corso delle settimane.

Sottolineo per amor di discussione che al momento della stesura di questo articolo la serie è ancora in corso, se non si fosse capito. Attualmente conta solo cinque episodi rilasciati e qualsiasi giudizio in merito risulta chiaramente affrettato e incompleto. Il mio discorso nasce solo da una sincera perplessità e per mio stesso desiderio va ovviamente preso con le pinze essendo abbastanza fine a se stesso. Mi ritengo aperto, anche se forse non quanto dovrei, a cambiare radicalmente la mia opinione in merito, qualora si presentassero gli elementi propizi ad una mia rivalutazione o si presentasse qualcuno a farmi capire in cosa stia sbagliando.

Lascia un commento