Koi to Uso: una distopia mancata[Recensione]

Solitamente “Koi to Uso” è il genere di prodotto da cui non mi sarei aspettato nulla in particolare, se non la solita storiella sempliciotta farcita dei tipici cliché del genere, però questa volta mi sono trovato davanti ad una sinossi interessante, accompagnata da un primo episodio che mi ha lasciato non poca curiosità. Doveva essere oggetto della mia attenzione.
L’anime è ambientato in una società dagli elementi distopici in cui si priva l’individuo della libertà di scegliere il proprio partner in favore di un sistema governativo basato su una selezione, scientificamente legittimata, delle coppie più idonee in termini di compatibilità caratteriale e genetica: la cosiddetta legge “Yukari” la quale avrebbe permesso, a quanto detto, di progredire a livello sociale da un punto di vista scientifico rivolto al bene comune. La natalità viene controllata, le nuove nascite ottimizzate grazie alle combinazioni genetiche e la felicità garantita dalla scienza. Per usare le parole dell’anime, questi matrimoni combinati vengono descritti come:
“Il filo rosso della scienza (riferimento alla celebre leggenda popolare del “filo rosso del destino”) che promette la felicità per via genetica”.
Così si potrebbe riassumere il quadro dentro il quale si ambientano le vicende di Koi to Uso.

La premessa si dimostra molto interessante grazie al tema di fondo proposto. È tipico del senso comune, del modo tradizionale di pensare, guardare all’amore come una sorta di forza incontrollabile, istintiva e intuitiva che ci spinge a desiderare un rapporto di felicità con un’altra persona. Nella serie viene invece fatto intendere che la scienza oltre ad aver già razionalizzato questo sentimento sarebbe anche in grado di analizzare il singolo individuo e selezionare, di conseguenza, il compagno di vita ideale, garantendo sia compatibilità scientifica (in termini di ottimizzazione genetica) sia un forte sentimento amoroso tra i due. Questa legge sembrerebbe funzionare, di fatto è socialmente accettata e rispettata grossomodo da tutti.  Fa eccezione il nostro protagonista, il quale si trova di fronte ad uno spiacevole dilemma che sostanzialmente è il pretesto per dare inizio alla storia: la ragazza di cui è innamorato non coincide con la scelta del governo.
Dunque, questo sistema è realmente perfetto?
Le questioni sollevate da tali implicazioni sono complesse e meritevoli di un doveroso approfondimento all’interno della serie. E si badi che con approfondimento non intendo necessariamente una soluzione conclusiva al problema. Non è necessario portare avanti una tesi che sia definitiva, soprattutto visto il tema di ampissimo respiro. L’ideale, dal mio punto di vista, sarebbe stato il far emergere due figure che rappresentassero la contrapposizione delle tesi principali “amore naturale” e ” amore scientifico”, sviluppandole in rapporto con l’eventuale tema della libertà. In questo modo si sarebbero potute evidenziare le giuste perplessità e conflittualità causate dal sistema governativo e, perché no, anche gli aspetti positivi. Inoltre, la presenza di un personaggio omosessuale nelle vicende apre non pochi interrogativi, considerando che non parrebbe nemmeno essere oggetto di considerazione da parte del governo.
Detto ciò, non ho trovato questa serie sufficientemente soddisfacente soprattutto in relazione alle premesse, a causa di una totale mancanza di attenzione rivolta al contesto sopra descritto. Nonostante i presupposti, l’anime si sbilancia fortemente su uno sviluppo comico/sentimentale fin troppo banale, concentrato sul triangolo amoroso formatosi dopo l’avviso governativo ricevuto dal protagonista contenente il nome della sua futura partner. Nel corso della serie la tematica di partenza viene svilita perdendo gradualmente importanza, e il sistema della legge Yukari risulta addirittura sempre meno costrittivo di ciò che inizialmente sembrava far intendere. In poche parole: viene tolto il focus su ciò che poteva essere il maggior punto di forza di Koi to Uso in favore di un’evoluzione della storia e dei personaggi dal sapore insipido e già visto, ma soprattutto inadeguato ai temi affrontati. Del resto i personaggi utilizzati non avrebbero potuto reggere sulle loro spalle una storia dai toni seri e profondamente riflessivi come quella intesa nelle premesse, considerata la loro superficialità e la loro caratterizzazione a dir poco macchiettistica e sommaria.
Mi rendo conto che da parte mia ci sia un errore alla base, ovvero l’essermi creato aspettative esagerate dalla lettura della sinossi. Ho cercato però di essere il più obiettivo possibile in queste brevi considerazioni, cercando di mettere a nudo in maniera concisa quelli che ritengo i difetti principali della serie, nonché i motivi per cui non la ritenga assolutamente un prodotto meritevole di attenzione.
In conclusione, sconsiglio caldamente la visione, a meno che non siate in cerca di una banalissima “love story” con ambientazione scolastica in grado di sollevare piccoli interessanti spunti di riflessione (da sviluppare in maniera totalmente autonoma vista che non rientra tra le preoccupazioni dell’anime) e strappare contemporaneamente, forse, qualche risata.

Vi lascio al trailer, nel caso foste interessati

Lascia un commento